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La notte delle lucciole è un modo di usare il teatro per riflettere insieme, per porre all’attenzione degli spettatori-ascoltatori non solo la vicenda umana di un grande intellettuale del nostro passato prossimo, non solo l’esperienza vissuta di Leonardo Sciascia, ma anche temi e pensieri che riguardano il nostro presente.
Io credo che fosse qualcosa di simile "il teatro di parola" che Pasolini promuoveva nel suo manifesto teatrale, un teatro che obbligasse i partecipanti ad una assemblea civile, alla necessità di riannodare la memoria al gomitolo del tempo presente, non per scoglierne i nodi, chè questo non è compito del teatro, ma per renderli a tutti manifesti.

La notte delle lucciole, intervista di Teresa Confort, RTG Puglia, Bari

Viviamo in un tempo che vorrebbe essere immemore, che non ama mostrare le difficoltà annodate del vivere, che prova fastidio per ogni necessaria fermata del gran treno del progresso che ormai si chiama solo mercato globale.
Io sento invece, quando in scena mi faccio attraversare dalle parole di Sciascia, che, almeno in questo spazio tempo del teatro, ci stiamo fermando ad una stazione non segnata sulla carta della velocità, è una fermata dolorosa, ma necessaria.
Marco Baliani

Marco Baliani

Per le lucciole
Leonardo Sciascia e Pier Paolo Pasolini, due letterati per molti versi distanti ma vicini in uno sguardo lucido e amarissimo sulle trasformazioni della società italiana. Sono le parole stesse dello scrittore siciliano a ristabilire i termini di una sorta di dialogo a distanza tra i due, in uno spettacolo ideato e montato da un fine intellettuale siciliano, Roberto Andò, con la presenza scenica di Marco Baliani. Sei ragazzini e un anziano bidello (Coco Leonardi) si muovono attorno ad antiquati banchi di scuola, rimandando al periodo in cui Sciascia insegnava a Racalmuto, ma certo segnando un simbolico scadenzario delle varie età della vita, giacché la tracce pasoliniane e le riflessioni di Sciascia si avvitano con insistenza intorno all’interrogativo della morte. E Baliani riesce a costruire la dimensione di un incontro su di noi, sulla società italiana di questi ultimi anni e sulle sue degenerazioni, a partire dalla scomparsa delle lucciole e di tutto un mondo popolare e autentico. Bisogna osservarlo con attenzione questo attore: è come se fermasse ogni parola nel momento in cui la pronunzia, dandole un’energia straordinaria e poi inanellandola con le altre, mostrandocela nitida e potente nella sua essenzialità. Col solo scopo di farci tornare a ragionare su quelle considerazioni urticanti quando erano solo previsioni, dolorosamente taglienti oggi che indicano la nostra realtà quotidiana
Antonio Audino (Sole 24 ore del 30 marzo 2008)

Leonardo Sciascia incontra Pasolini
Ecco un momento appropriato, in un paese che sembra destinato a perdere ogni prospettiva, per far incontrare due grandi personaggi della nostra cultura che negli anni delle Br le prospettive non le avevano perdute, ma che furono costretti a gridare al vuoto il loro allarme civile. L’idea di far dialogare oggi Sciascia e Pasolini con le loro parole di allora, recuperando nella Notte delle lucciole un discorso tuttora più che mai inascoltato, è venuta a Roberto Andò, che conobbe e frequentò entrambi e ha affidato ora una scelta elaborata di loro testi che si accavallano all’espressività razionalmente passionale di Marco Baliani. E in veste di attore-simbolo lui queste parole le dice a sé e al pubblico e le rivive davanti ai banchi di una scuola che intende evocare quella di Racalmuto in cui lo scrittore siciliano insegnò, ascoltato sulla scena non dai membri del Palazzo a cui sono spesso rivolte, ma da sei bambini attentissimi e da un anzione attore silente, Coco Leonardi, su uno sfondo di un mucchio di zolfo allusivo. E anche se le lucciole sono tornate, a questa serata si partecipa con l’emozione di chi si sente coinvolto, in qualche modo pure responsabile; e il teatro recupera il suo senso originario.
Franco Quadri (La Repubblica 11 febbraio 2008)

Marco Baliani

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