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BONAVENTURA

L'immagine del signor Bonaventura che più mi è rimasta impressa nella memoria è quella di una figurina vestita di rosso e di bianco con due lunghe scarpe da clown che casca di sotto sporgendosi troppo da un qualche balcone, accompagnato nella caduta da un giallo cane bassotto che gli sta sempre tra i piedi.
Nelle tavole disegnate da Sto, Bonaventura inciampa, cade, precipita, sbatte, imprevedibili sfortunati eventi si abbattono su di lui, ma Bonaventura, mantenendo intatta una sorta di istintiva e primitiva innocenza, sempre riesce a cavarsela, non solo, ma ogni atto maldestro trova nel giro di poche sequenze una spropositata ricompensa, un fazzolettone bianco di carta con su scritto "un milione".

Il milione di Bonaventura è come il deposito di fantastiliardi di zio Paperone, ma qui, nelle tavole di Sergio Tofano, la cifra resta astratta, è solo scritta, non è un denaro da vedere o toccare, resta un puro sogno.
La ricompensa è un ringraziamento. Bonaventura, proprio in virtù dei suoi infortuni, ripara danni da altri subiti, ritrova preziosi oggetti smarriti, permette la cattura di ladruncoli e lestofanti, salva vite di affogati, toglie il bel Cecè dai guai.
E se la sciagura è il perfido Barbariccia che gli tende un agguato, ecco che Bonaventura trasforma la batosta subita in una nuova meritevole impresa.
Bonaventura è parente non troppo lontano dello sciocco Giufà del nostro sud e sarà poi ispiratore del Marcovaldo calviniano del nord.
Queste figure innocenti di sbadataggine inveterata, di stoltezza dolce e ingenua, ci raccontano che la vita dopo averci tanto spintonato e bistrattato ci può d’improvviso ricompensare. Le loro storie assolvono così alla funzione di ogni storia, cercare di rendere il mondo meno terribile.
Bonaventura permette a tutti noi di credere, sognare, immaginare che le batoste che il mondo continuamente ci propina possano rivelare inaspettate vie d’uscita.
E l’innocente serenità con cui Bonaventura sopporta i più spericolati imprevisti potrebbe essere un ottimo antidoto alla spietata oggettività del vivere.
In questo nostro tempo dove sembrano vincere la sopraffazione e la protervia, dove la smania di successo e l’ansia di apparire sembrano l’unica misura dell’esistere, Bonaventura è ancora più attuale, con leggerezza ci indica altre strade possibili da percorrere, mettendo alla berlina la presuntuosa compattezza del mondo.
Marco Baliani

APPUNTI DI REGIA
Mettere in scena le tavole di Sto, questa è la sfida dello spettacolo, inventare un gioco scenico e attorale in cui lo spazio di colpo diventi bidimesionale, cartaceo, come se i corpi degli attori si imprimessero su un foglio.
Lillusione della profondità la danno alberi e case lontane, vie di fuga di palazzine, prospettive ardite, viste panoramiche. Gli elementi scenografici ideati da Riccardo Sivelli giocano a spiazzare la percezione, segnalano profondità attraverso l’ironia, diventano costruzioni giocose spostate a vista, ricombinate fino a mostrare la loro cartonistica esistenza, illusioni che si apparentano alle posture disegnate dai corpi degli attori.
Attori tra loro in misteriosa sintonia che, come in un helzapoppin di continui traslochi scenici, escono ed entrano dall’inquadratura delle tavole, trafficano, spostano, si arrabattono, sudano , a loro volta pasticciano, non azzeccando mai la soluzione giusta, anche loro contagiati dalla catastrofe bonaventuriana.
Nella confusione, nell’andirivieni di corpi e cose gli attori di colpo "sono" la tavola, diventano sequenza, aderiscono perfettamente alla pelle dei prosonaggi.
I costumi di Daniela Cernigliaro sono elementi scenici capaci di vita propria, stanno lì in attesa dei corpi che li indosseranno, sono fragili origami come la carta su cui Sto disegnava le sue tavole.
Poi, a racchiudere il mondo di Bonaventura, c’è la cosa più preziosa e segreta, il ritmo, che è una musica nascosta nelle tavole e che imprime all’azione la sua andatura.E’ un ritmo di parole in rima che, a seconda del tempo in cui vengono pronunciate possono creare partiture di crescendi o pianissimi, di allegretti e andanti con brio.
La musica creata da Mirto Baliani si misura proprio con questo segreto tempo interno di ogni tavola, quel tempo che è da sempre la cosa più preziosa che il teatro e l’arte attorale possiedono, un tempo musicale tutto legato alla biologica esistenza del vivente corpo dell’attore.
Nella costruzione drammaturgica di Maria Maglietta il linguaggio di Sto-Bonaventura viene valorizzato nel suo gioco di assonanze, che scivola inavvertito, complice la rima, nell’assurdità del metafisico, nel grottesco del varietà, nella fantasmagoria del vaudeville.
Fuori dalle tavole, nel fuoriscena della preparazione gli attori parleranno sempre tra loro in rima.
Scopriremo così il gioco antico del poetar rimando, nel solco dell’improvvisazione poetica popolare, fonte di arguzie e invenzioni. Un altro modo di riscoprire le potenzialità di una lingua anch’essa oggi economicizzata e piegata alle solitarie regole di un mondo di sole merci.

Marco Baliani
APPUNTI DI REGIA

 

 

Marco Baliani

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