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Marco Baliani
Produzione Casa degli Alfieri - Trikster teatro

9 maggio 1978, via Caetani, Roma: nel bagaglio di una Renault 4 rossa viene ritrovato il corpo senza vita di Aldo Moro. Terminano così i cinquantacinque giorni più misteriosi dell'intera storia repubblicana. Cinquantacinque giorni che sconvolsero l'Italia e che aprirono nel tessuto civile ferite non ancora rimarginate. Marco Baliani, istrione del teatro d'impegno civile, si addentra in quel ramificato tunnel di domande senza risposta e di inconfessabili trame, di segreti e interrogativi, che è stato il sequestro del presidente della Dc...

DIARIO DI CORPO DI STATOPDF PDF 170 Kb

Su una scena nuda Marco Baliani, istrione del teatro d’impegno civile, è inquisitore e testimone di un episodio che ha diviso la generazione dei sessantottini: il caso di Aldo Moro, sequestrato dalla Brigate Rosse e assassinato 55 giorni dopo, il 9 maggio del 1978. Baliani parla al plurale, come un compagno tra compagni, improvvisa e ripercorre le emozioni di quegli anni trascorsi a Roma, usando quell’episodio come mappa di un suo personalissimo viaggio nella memoria civile: «Eravamo una gioventù con troppa fede» – e ancora – «quando sentii alla radio che Moro era stato sequestrato provai un senso d’eccitazione». Davanti a una platea attonita, l’attore e regista replica il suo Corpo di Stato – il nucleo dello spettacolo risale al 1998, quando Baliani pubblicamente parlò del caso di fronte alle telecamere della televisione – parole che sono diventate un libro pubblicato da Rizzoli. Una cicatrice che ancora sanguina – così Baliani ci racconta di Moro – di un uomo politico che cessò di essere tale dopo il sequestro, di una «faccia da prete» che lo andava a visitare tormentando la sua coscienza, di un corpo, quello di un uomo, dentro il bagagliaio di una Renault 4.

 

Da magnetico Cicerone di una dirompente via crucis dialettica, Baliani – occhio di bue puntato che segue i suoi movimenti - ridisegna il percorso storico delle manifestazioni di una gioventù militante, idealista e baldanzosa, che credeva nella rivoluzione e nelle rivendicazioni politiche. La narrazione si nutre di testimonianze video, titoli di giornale, volti belli e brutti di gente comune, citazioni. Ma Baliani sa come scegliere i frammenti della memoria, conduce e seduce, vibrante e mai banale, raccontando una storia che tutti sanno, dove a fare la differenza sono le emozioni e i particolari, gli elementi oscuri, le contraddizioni maturate in quei 55 giorni, un sudario che ancora avvolge la sua coscienza. Alla fine si ha l’impressione che il racconto non sia finito: la missione del teatro è giunta al termine, ma la riflessione per ognuno di noi comincia ora. Il piombo di quegli anni è ancora denso, neanche cinque minuti di applausi, meritatissimi, possono scioglierlo.

Marco Baliani

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