Marco Baliani https://www.marcobaliani.it Fri, 05 Jun 2026 10:54:52 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.3.8 L’OMBRA PERDUTA DI PETER SCHLEMIHL https://www.marcobaliani.it/ombra-perduta-peter-schlemihl/ https://www.marcobaliani.it/ombra-perduta-peter-schlemihl/#respond Fri, 05 Jun 2026 10:46:23 +0000 https://www.marcobaliani.it/?p=4380

di e con Marco Baliani

paesaggio sonoro Mirto Baliani

regia Maria Maglietta

organizzazione e promozione Ilenia Carrone

una coproduzione Casa degli Alfieri, Accademia Perduta / Romagna Teatri, Tib Teatro

  

 

presentazione del primo studio:

6/7 giugno, ore 20, Cortile di Villa Nappi a Polverigi (AN)

Inteatro Polverigi Fest 2026 

 

Un giovane uomo cede la sua ombra in cambio di illimitata ricchezza, in un baratto che sul momento gli sembra allettante. È questa la vicenda di Peter Schlemihl, ispirata al racconto di Adalbert von Chamisso. A Polverigi presenterò un primo studio di questo futuro spettacolo, concentrando l’attenzione sulla stesura originale che ne è nata e che andrà via via rafforzandosi, incontrando il paesaggio sonoro di Mirto Baliani e la direzione dello sguardo di Maria Maglietta. Il racconto incontra il mio corpo di narratore e si dipana nella fatica del vivere quotidiano del protagonista, un’esistenza sospesa, come fosse in attesa di una qualche rivelazione che però tarda sempre a manifestarsi.

Peter Schlemihl porta in sé una sorta di innocenza, il suo sguardo appartiene a quelli che non potranno riconciliarsi con le regole uniformanti della società e questo lo rende affascinante ai miei occhi, come lo sono stati molti personaggi finiti nelle mie narrazioni e nei miei percorsi artistici. Di fronte alle tante porte sbattute in faccia, Peter accetta di saltare a piè pari la salita esistenziale che ha di fronte, per entrare di colpo nel gran mondo che crede gli spetti, una scorciatoia che gli si rivela nel tempo essere una trappola e che segnerà il resto della sua vita. La nostra scrittura scenica segue il fluttuare di quell’esistenza.

Marco Baliani

 

 
 

 

 

 

 

 

 

 

   

 

 

 

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DEL CORAGGIO SILENZIOSO https://www.marcobaliani.it/del-coraggio-silenzioso-2/ https://www.marcobaliani.it/del-coraggio-silenzioso-2/#respond Fri, 13 Jun 2025 08:59:11 +0000 https://www.marcobaliani.it/del-coraggio-silenzioso-2/  

di e con Marco Baliani

collaborazione alla drammaturgia Ilenia Carrone

musiche Mirto Baliani 

eseguite dal vivo da

Cristiano Arcelli sax e clarinetto basso 

Mirto Baliani harmonium e campionatori

Giacomo Gaudenzi violoncello

Francesco Tedde chitarra e modulari 

produzione Comune di BergamoTeatro DonizettiCasa degli Alfieri

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Del Coraggio Silenzioso ha debuttato il 26 agosto 2016 a Bergamo, nella Cattedrale di Sant’Alessandro. Nel 2025, il 16 giugno, lo spettacolo viene ripresentato al Teatro Alighieri di Ravenna, nell’ambito di Ravenna Festival, con una nuova veste musicale composta da Mirto Baliani ed eseguita dal vivo da un ensemble di musicisti.

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Di solito si associa alla parola ‘coraggio’ un’azione eclatante, dettata da un’urgenza impellente, un’azione che sfida la morte e se ne appropria, mostrando una luminosa presenza dell’umano.

È il coraggio “numinoso”, visibile, mostrato, che accade in condizioni estreme, e che diviene poi epos, racconto, esempio.

Ma c’è un altro tipo di coraggio, silenzioso e non appariscente, ed è di questa declinazione della parola Coraggio che questo spettacolo vuole dire.

Il coraggio silenzioso agisce nell’essere umano quasi inaspettatamente, non presuppone una tempra guerriera, non si staglia sulla scena per mostrarsi nella luce, non si aspetta ricompensa, neppure quella, postuma, del racconto esaltante.

Questo coraggio agisce in forma sottomessa, agisce anch’esso per un’urgenza ineludibile, ma non pretende riconoscenza, non attende un ringraziamento, colui o colei che lo attuano lo fanno per necessità, una necessità che ha a che fare con la profondità dell’umano che è in noi, a cui è perfino difficile dare una spiegazione. Parole come compassione, solidarietà, altruismo, amore, carità, bontà, cercano di circoscrivere il mistero umano di quell’atto ma più che altro ne delimitano solo il valore empatico, perché non ci sono parole che spiegano come quell’impulso ad agire, nonostante tutto, avvenga in individui che di colpo “sentono” di dover compiere un gesto per loro improvvisamente “necessario”.

Antigone che, nonostante il divieto della legge di Creonte, va a seppellire il corpo del fratello, pagando con la morte questa trasgressione, è l’esempio archetipico di questa forma di coraggio. “Ci sono leggi non scritte, inviolabili, che esistono da sempre, e nessuno sa dove attinsero splendore”.

È questo splendore di cui parla Antigone quello che vado cercando in questo spettacolo, quel nocciolo luminoso che trasforma un’esistenza intera in un atto esemplare, ma silenzioso, luminoso ma vissuto nell’ombra, nel pudore, nella pura necessità del dover agire.

Andrò alla ricerca di cinque narrazioni, cinque situazioni estreme, ove far illuminare cinque esistenze, che, grazie al racconto, divengono, in quel luogo effimero e potente che è la scena teatrale, cinque testimonianze di taciturno coraggio.

Una struttura drammaturgica semplice, parole e musica che si intrecciano per restituire la semplicità scandalosa di quegli umani atti di coraggio silenzioso.

Marco Baliani


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Info e prenotazioni: https://www.ravennafestival.org/events/del-coraggio-silenzioso/

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QUELL’INVERNO ARRIVO’ LA PRIMAVERA https://www.marcobaliani.it/quell-inverno-arrivo-la-primavera-2/ https://www.marcobaliani.it/quell-inverno-arrivo-la-primavera-2/#respond Thu, 28 Nov 2024 14:00:30 +0000 https://www.marcobaliani.it/?p=4373 4 dicembre 1944. Ravenna libera dall’oppressione nazifascista. Racconti a teatro

testo e regia Marco Baliani

drammaturgia Maria Maglietta

ricerche storiche Ilenia Carrone  

musiche e luci Mirto Baliani

con Tamara Balducci, Marco Baliani, Lorenzo Carpinelli, Luigi Dadina, Roberto Magnani, Livia Tura

grafica Carlo Gazzi 

produzione Comune di RavennaCasa degli Alfieri Soc. Coop. 

  

 

 

prima nazionale il 4 dicembre 2024 al Teatro Alighieri di Ravenna 

(ore 11 e ore 21)

Sono trascorsi ottant’anni da quel giorno di dicembre in cui la città di Ravenna si risvegliò libera. In quel giorno le strade di Ravenna furono percorse da decine e decine di combattenti partigiani, uomini e donne che con la loro tenacia, le loro lotte e i loro sacrifici erano riusciti a cacciare gli occupanti nazisti e i loro complici fascisti.

Fare memoria di quel giorno, di quel clima, di quelle atmosfere è impresa ardua, il tempo trascorso rischia di trasformare la memoria in una serie di discorsi commemorativi, ammantati di retorica. Ci vorrebbe una macchina del tempo per poter davvero catturare le tensioni e i sentimenti di quel giorno di libertà, ma non è stata ancora inventata. Possediamo, però, una macchina del tempo interiore che può aiutarci nell’impresa: la nostra memoria, che, quando non si adagia in rievocazioni scontate, può accendere in noi un’improvvisa emozione partecipativa.

La nostra memoria infatti è sempre una forma di immaginazione narrativa, e l’immaginazione è una forma di conoscenza, con la stessa forza di un’indagine scientifica o storica, anzi con qualcosa in più, perché permette di sentire e percepire la Storia, senza distanze, immergendovisi.

Così attraverso le voci di attrici e attori convocati per l’occasione, cercheremo di aderire a quei corpi in cammino tra le strade di Ravenna, di far sentire le loro emozioni, i loro pensieri, di ricostruire immaginariamente l’atmosfera di quelle ore, il palpitare di quelle vite.

Ma non è solo questo. Quando una memoria così attiva rivivifica il passato, questo atto costringe a fare i conti col nostro presente, a spostare il focus dalle strade di Ravenna di allora alle nostre strade attuali, per farci domande su cosa rimane in noi di quelle lotte straordinarie che ci consegnarono allora una nuova città e un nuovo paese, passandoci il testimone necessario alla loro difesa e al loro sviluppo.

Marco Baliani

INFO E PRENOTAZIONI 

mercoledì 4 dicembre/ore 11 e ore 21 
Teatro Alighieri (Ravenna)
Via Mariani 2 

Ingresso gratuito, prenotazione su: https://shorturl.at/R6KfO

____________________
Lo spettacolo sarà trasmesso la sera del 4 dicembre – alle ore 22.30 – su RaiRadio3

 

 

 

 

 

 

   

 

 

 

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V13 https://www.marcobaliani.it/v13/ https://www.marcobaliani.it/v13/#respond Mon, 29 Jul 2024 09:44:47 +0000 https://www.marcobaliani.it/la-lentezza-2/

di Emmanuel Carrère

letto da Marco Baliani

Scandito in tre parti – «Le vittime», «Gli imputati», «La corte» –, V13 raccoglie, rielaborati e accresciuti, gli articoli in cui Emmanuel Carrère ha riferito le udienze del processo ai complici e all’unico sopravvissuto fra gli autori degli attentati terroristici avvenuti a Parigi il 13 novembre 2015 – attentati che, tra il Bataclan, lo Stade de France e i bistrot presi di mira, hanno causato centotrenta morti e oltre trecentocinquanta feriti. Ogni mattina, per quasi dieci mesi, Carrère ha ascoltato il resoconto di quelle «esperienze estreme di morte e di vita» e lo ha raccontato, come solo lui sa fare.

Durata 7h 35min
Traduzione Francesco Bergamasco

 

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La lentezza https://www.marcobaliani.it/la-lentezza/ https://www.marcobaliani.it/la-lentezza/#respond Mon, 29 Jul 2024 09:42:35 +0000 https://www.marcobaliani.it/amori-ridicoli-2/

di Milan Kundera

letto da Marco Baliani

In una notte di mezza estate si intersecano due storie di seduzione, separate da più di duecento anni e oscillanti vertiginosamente fra il sublime e l’esilarante. Ma questa è solo l’intelaiatura di una vicenda che non si lascia raccontare, perché Kundera sembra avervi miniaturizzato una quantità imponente di «temi esistenziali». Primo fra tutti quello della lentezza: una parola di cui scopriremo un senso nuovo, come se non l’avessimo mai conosciuta prima.

Regia Paolo Girella
Durata 3h 18min
Traduzione Ena Marchi

 

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Amori ridicoli https://www.marcobaliani.it/amori-ridicoli/ https://www.marcobaliani.it/amori-ridicoli/#respond Mon, 29 Jul 2024 09:34:37 +0000 https://www.marcobaliani.it/canto-della-pianura-audiolibro-2/

di Milan Kundera

letto da Marco Baliani

Si tratta sempre di amore, in queste storie. Ma un amore a cui si accompagna ogni volta la mistificazione, con effetto deflagrante. Il mondo va felicemente in pezzi sotto i nostri occhi, frantumato dalla duplice spinta dell’eros e della mistificazione. E l’essenza amorosa, nella sua leggerezza e nel suo pathos, si sprigiona finalmente, come liberata da una costrizione.

Regia Paolo Girella
Durata 6h 58min 31sec
Traduzione Giuseppe Dierna

 

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QUANDO GLI DEI ERANO TANTI https://www.marcobaliani.it/quando-gli-dei-erano-tanti/ https://www.marcobaliani.it/quando-gli-dei-erano-tanti/#respond Fri, 21 Jun 2024 10:03:17 +0000 https://www.marcobaliani.it/arlecchino-2/ Dedicato alle scritture di Roberto Calasso

di e con Marco Baliani

regia Maria Maglietta

organizzazione e promozione Ilenia Carrone  

produzione Casa degli Alfieri 

 

 prima nazionale il 25 giugno 2024 al Festival di Teatro Antico di Veleia 

 

Come Ismaele nell’incipit del Moby Dick di Melville, quando l’orizzonte si incupisce e la percezione del mondo mi si offusca, è tempo di salpare, di uscire dalla gabbia dei giorni per aprirsi verso l’ignoto.

E se il mare oceano non è lì a portata di corpo, le pagine di Roberto Calasso mi faranno viaggiare lo stesso, salpando in altri lidi.

Questo spettacolo nasce dal desiderio di intrecciare quelle narrazioni mitiche che nel tempo sono affiorate sulla superficie del mio mare e che stanno lì come isole su cui è sempre possibile tornare ad abbeverarsi e nutrirsi.

Ma l’oralità del mio narrare non si esaurisce nell’offrire la visione o meglio l’ascolto di quei territori numinosi e misteriosi.

Ognuno di quei miti racchiude altre strade, un susseguirsi di rimandi, di crocicchio in crocicchio, verso altre mappe immaginative, mappe che si possono percorrere.

Ognuna di quelle strade illumina anche esperienze del mio vivere, i crocicchi della mia esistenza, quelle “linee d’ombra” che segnano i passaggi generazionali. Così il racconto apre a pensieri imprevisti, a sorprese della percezione, che riguardano il nostro presente, che rimettono in gioco la memoria e allacciano il racconto ad altre narrazioni, a  incontri con altre opere, in un dialogo con altri artisti. Quello che ne esce è una mappa di eventi da percorrere nello stupore, e nell’incantamento della voce che li fa rivivere.

Grotte, boschi, mari, scogli, la natura tutta parla con le voci potenti degli Dei che l’hanno abitata, e che sono ancora lì, nascosti alla nostra vista assetata solo di merci e votata al consumo della natura stessa.

Sono ancora lì anche quando ai boschi si sostituisce l’intrico di una metropoli,

o di strade brulicanti di esistenze in corsa.  Anche lì, a saperle ascoltare, ci sono voci antiche che ci parlano.

Sono ancora lì a ricordarci del tempo in cui il frondire delle foglie aveva una voce, un ascolto e una necessità.

Mi piacerebbe con questo spettacolo ritrovare quell’ascolto. Marco Baliani

 

 

 

 

 

 

   

 

 

 

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ARLECCHINO? https://www.marcobaliani.it/arlecchino/ https://www.marcobaliani.it/arlecchino/#respond Thu, 11 Jan 2024 10:27:49 +0000 https://www.marcobaliani.it/quel-giorno-2/

testo e regia Marco Baliani

con Andrea Pennacchi 

e con Marco ArtusiFederica GirardelloMiguel Gobbo Diaz, Margherita Mannino, Valerio MazzucatoAnna Tringali 

musiche eseguite dal vivo da Giorgio GobboRiccardo Nicolin

scene e costumi Carlo Sala

luci Luca Barbati

aiuto regia Maria Celeste Carobene

produzione Gli ipocriti Melina Balsamo in coproduzione con Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale 

 

PERSONAGGI 

Arlecchino – Andrea Pennacchi 

Beatrice / Federigo Rasponi – Federica Girardello 

Brighella / Florindo – Marco Artusi 

Clarice – Margherita Mannino 

Pantalone – Valerio Mazzucato 

Silvio / Facchino / Cameriere – Miguel Gobbo Diaz

Smeraldina – Anna Tringali 

  

In ogni epoca bisogna lottare per strappare la tradizione al conformismo che cerca di sopraffarla

Walter Benjamin 

 
 

L’Arlecchino che Andrea Pennacchi porta in scena farà forse sussultare i tanti Arlecchini che nel tempo hanno fatto grande questa maschera della commedia dell’arte.
Lui cerca in tutti i modi di essere all’altezza del ruolo, ma non ne azzecca una, é goffo, sovrappeso, del tutto improbabile, ma è in buona compagnia: gli altri attori, che, come lui, sono stati assoldati, con misere paghe dall’imprenditore Pantalone, sono, al pari di Arlecchino, debordanti, fuori orario, catastroficamente inadeguati.
Eppure tutti questi sbandamenti, queste uscite di scena e fughe dal copione, che sono anche uscite nella contemporaneità dell’oggi, queste assurde prestazioni, queste cadute di stile e cadute al suolo di corpi sciamannati, tutte queste parole affastellate, tutto questo turbinio di azioni e gesti, stanno proprio rifacendo il miracolo della grande commedia goldoniana, in una forma non prevista, una commedia dirompente, straniante, che ricostruisce la tradizione dopo averla intelligentemente tradita.
Ed ecco allora che la storia, nonostante tutto, anzi proprio grazie a questo tutto invadente, si dipana nella sua narrazione e ne esce un Arlecchino mai visto che riunisce stilemi diversi, frammenti di cabaret, burlesque, avanspettacolo, commedia, dramma, un gran calderone ultrapostmoderno che inanella via via pezzi di memoria della storia del teatro.
Per riuscire a creare un simile guazzabuglio di intenzioni, per riuscire a renderlo eccezionalmente vivo, occorrevano attori capaci di seguirmi in un simile delirio.
Ed eccoli qui, una compagnia di compagni e complici, Marco Artusi, Federica Girardello, Miguel Gobbo Diaz, Margherita Mannino, Valerio Mazzucato e Anna Tringali, capaci di interpretare contemporaneamente più ruoli, di passare dalle proteste borbottanti degli attori sottopagati alle vorticose azioni dei personaggi della commedia che pur devono rappresentare.
In questo incessante salto mortale di identità è il loro talento a tenere insieme ciò che di continuo sembra sfuggire alla presa.
Appartengono di diritto alla grande tradizione del teatro veneto, grande perché sempre capace di rischiare per rinnovarsi, come accade su queste tavole sceniche imbandite di follia arlecchinesca.
Durante le prove immaginavo di avere Carlo Goldoni seduto in terza fila,
e dovevo dirgli di fare silenzio tanto si sganasciava dalle risate, con gli occhi stupiti di bambino mai cresciuto di fronte a questa sua opera divenuta così inverosimile da essere ancor più sua.
E quando poi le musiche di Giorgio Gobbo accompagnate dalla batteria di Riccardo Nicolin si infilavano come blitz sorprendenti costringendo gli attori a divenire anche danzanti e cantanti, il Goldoni là dietro non si teneva più.
Infine che dire delle scene fluttuanti di Carlo Sala, una scenografia semovente, mobile, semplice come lo è la creatività quando si dimentica di dover fare bella figura e si lascia andare al gioco infantile, grazie agli stessi attori che si fanno operai macchinisti modificando la scena di continuo come avvenissero improvvise folate di vento, a volte in forma di bufera a volte come zefiro primaverile.
Il testo febbrilmente rimaneggiato ogni giorno, a partire dalle intuizioni che sorgevano in me, vedendo all’opera la creatività degli attori, e trascritto con solerzia da Maria Celeste Carobene, è proprio quello che fin dall’inizio avevo immaginato. Le parole che vengono fatte volare sono anch’esse leggere, eppure, come accade davvero nella vera commedia, arrivano stilettate e spifferi lancinanti che parlano dei nostri giornalieri disastri di paese e di popolo, così che i terremoti scenici ci ricordano il traballare quotidiano delle nostre esistenze.

                                                                    

 

 

 

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L’ITALIA È UNA FAVOLA https://www.marcobaliani.it/italia-e-una-favola/ https://www.marcobaliani.it/italia-e-una-favola/#respond Fri, 13 Oct 2023 07:50:04 +0000 https://www.marcobaliani.it/corso-per-attori-fare-teatro-2/ Viaggio fiabesco nelle venti regioni italiane dedicato a Italo Calvino

 

un progetto di e con la voce di Marco Baliani
con le musiche di Mirto Baliani
in appendice a ogni puntata dialogo con l’antropologo Marino Niola

 

Dal 18 ottobre 2023 su Rai Radio3 (all’interno di Radio3Suite)
subito dopo il concerto nelle seguenti date: 18, 20, 25, 27, 31 ottobre; 3, 8, 10 15, 21, 28 novembre; 1, 5, 8, 15, 19, 22, 25, 26, 29 dicembre

 

 

Ogni poco mi pareva che dalla scatola magica che avevo aperto, la perduta logica che governa il mondo delle fiabe si fosse scatenata, ritornando a dominare la terra… io credo che le fiabe sono vere, una specie di spiegazione generale della vita.
Italo Calvino

Sta al narratore organizzare i passaggi obbligati per arrivare alla soluzione della storia,
tenerli su uno sopra l’altro come i mattoni di un muro e usando per cemento l’arte sua.
Italo Calvino

 

In occasione del centenario della nascita di Italo Calvino, che ricorre il prossimo 15 ottobre, Rai Radio 3 presenta il progetto “L’Italia è una favola”, un ciclo di venti puntate radiofoniche di 30 minuti ciascuna  che vuole rendere omaggio al grande scrittore, puntando l’attenzione su quella che è stata un’opera, tra le tante sue realizzate, di estrema audacia letteraria: la raccolta delle “Fiabe italiane”. Le puntate saranno trasmesse, all’interno di Radio3 Suite, a partire dal 18 ottobre sino a dicembre e saranno disponibili su RaiPlay Sound.

 

CALENDARIO DELLE PUNTATE

Ultima scopa e la sua cavallina                       Campania (mercoledì 18 ottobre)
La barca che cammina per terra                     Lazio (venerdì 20 ottobre)
Una rana per sposa                                           Piemonte (mercoledì 25 ottobre)
Gianni Benforte                                                  Marche (venerdì 27 ottobre)
La magia dell’anello                                          Trentino Alto Adige (martedì 31 ottobre)
Il fuoco di sant’Antonio                                     Sardegna (venerdì 3 novembre)
L’amore della fata Aquilina                               Basilicata (mercoledì 8 novembre)
Giovannin senza paura                                     Aosta (martedì 10 novembre)
Reuzzo impastato                                             Calabria (mercoledì 15 novembre)
Gottin Nostromo                                                Liguria (martedì 21 novembre)
La principessa che non rideva mai                  Friuli Venezia Giulia (martedì 28 novembre)
L’arte di Franceschiello                                     Molise (venerdì 1 dicembre)
La figlia del re del sole                                      Lombardia (martedì 5 dicembre)
Petrosinella                                                         Toscana (venerdì 8 dicembre)
La fortuna di Pompilio                                       Umbria (venerdì 15 dicembre)
Le tre melagrane                                                Abruzzo (martedì 19 dicembre)
Il granchio                                                           Veneto  (venerdì 22 dicembre)
Vento sono Uomo divento                                Puglia (lunedì 25 dicembre)
La regina nello stagno                                       Emilia-Romagna (martedì 26 dicembre)
Colapesce                                                           Sicilia (venerdì 29 dicembre)

 


Nel narratore anche ciò che ha appreso per sentito dire si assimila a ciò che è più suo…
Il narratore rimane fedele ad un tempo del mondo in cui le cose parlavano con gli uomini: il suo occhio non si stacca dal quadrante davanti a cui si svolge la processione delle creature, nella quale, secondo i casi, la morte è il primo della fila o l’ultimo ad arrivare.
Il primo e vero narratore è e rimane quello di fiabe.
Walter Benjamin

È davvero così, è solo quando racconto una fiaba che posso toccare con mano l’esistenza dell’invisibile, che si manifesta solo lì, in quel punto del tempo in cui il mio animo trova la strada di un’antica infanzia e di un antico stupore, solo in quel momento avviene l’evento e la storia smette di essere relegata nel mondo del fantastico e diventa materia organica vivente, e febbricitante e dirompente. Così accade, narrando, ma solo se si narra davvero in forma orale, e non come memoria di un testo scritto in precedenza, che la tessitura fiabesca richieda continui aggiustamenti, intuizioni del momento, prese a prestito dal mondo intorno, quello visibile e materico ma anche quello della pura immaginazione.
Immaginazione che nel racconto diviene fonte di conoscenza, veicolando quei consigli, misteri e suggerimenti di vita che Benjamin assegna al narratore come estrema forma di saggezza.
Una saggezza infantile, che pone domande impossibili più che cercare risposte coerenti.
La fiaba è un vero banco di prova per il narratore che deve compiere salti di spazio e di tempo del tutto impossibili negli statuti della realtà, ma che, una volta agiti dal corpo-voce del narrante, scompaginano proprio quegli stessi statuti.
Per molti anni, fin dai primi racconti fiabeschi rivolti a bambini a dir poco inquieti, raccolti nella sala Cisterna di Genova, secoli orsono, ho coltivato la segreta vocazione a farmi griot, un griot occidentale, che non ha più alle spalle una comunità forte e coesa di riferimento, senza più la millenaria tradizione africana, eppure trasportando un “germe di comunità” ogni volta che la mia voce trasmette una storia.

E finalmente quella tanto a lungo rimandata vocazione prende ora forma.
Grazie all’interesse di Radio 3Rai ho cercato e poi narrato radiofonicamente una fiaba per ogni regione italiana e ho intitolato il progetto L’Italia è una favola.
Venti narrazioni che dedico a quella famosa raccolta di Italo Calvino, un mio personale viaggio italiano dentro paesaggi, personaggi, modi di dire, accenni dialettali, atmosfere, cercando ogni volta di catturare quella “signoria poetica” di cui parla Calvino, la particolare “terrestrità” di quella regione, la materia incandescente dei suoi boschi, ma anche la dolcezza di un cielo, la levigatezza di un modo di dire, di una cantilena, di un canto.

Calvino diceva che per lui le fiabe erano un “catalogo dei destini dell’umanità”. Per me più che un catalogo le fiabe sono mappe che racchiudono ma non esauriscono i destini non solo umani ma anche dei mondi animali e vegetali.
Calvino ha trascritto in pagine memorabili una lunga tradizione di favole originariamente dette a voce e tramandate di orecchio in orecchio. Di quella sua scrittura ammiro la concisione e la leggerezza, la sua limpida struttura, ma a leggerle si sorride come gli adulti sorridono delle assurde domande che i bambini rivolgono al mondo adulto, con una sorta di divertita condiscendenza, si ammira l’intelligenza dello scrittore, la limpidezza della costruzione, ma restano, quelle fiabe, inchiodate al foglio e non vibrano più generando imprevedibili sussulti emotivi.
Io ho lavorato, all’opposto, a dilatare e dispiegare la materia favolistica, slargandomi dove la storia mi portava, come è proprio di qualsiasi narrazione orale, dove giocoforza il narratore deve essere capace di farsi guidare dagli eventi, aprendo scenari su scenari, digressioni, dislocazioni, trasmettendo così lo stesso stupore che assale la sua anima.

Per mesi ho camminato nel mondo fiabesco e quello che ho provato e provo tuttora è una immensa gratitudine, una gioia interiore che spero possa essere percepita in chi ascolta. È stato un viaggio che ha a che fare con l’intera mia vita.

Ogni favola sarà intessuta di musica, sonorità, suoni, rumori, paesaggi sonori ad opera di Mirto Baliani, ritrovando con lui l’antica sperimentazione e complicità che ci aveva guidati, molto tempo fa, a comporre quel signor Ventriglia che ancora si affaccia nelle librerie per ragazzi, e non solo.

E infine ho chiesto all’antropologo Marino Niola di accompagnare ogni puntata, alla fine della narrazione, con un suo intervento che riprende i motivi, i passaggi, i simboli, che più lo hanno colpito nell’ascolto, così che la fiaba diventa veicolo di altri immaginari, evocando gemellaggi, discendenze, memorie.

È vero che questa mia voce narrante sarà per ora senza un corpo, anche se cercherò di far percepire, nella voce radiofonica, la corporeità materica di personaggi e paesaggi, ma sono già in attesa di un successivo passaggio, quando, terminata la serie e da parte mia acquisita la sostanza delle favole narrate, mi dedicherò a trasmetterle in viva voce e vivo corpo, girando nomade con un bagaglio di storie in attesa che scatti una qualche forma di baratto fiabesco, in quei luoghi dove la favolosità di questo nostro paese si manifesta sorprendendoci sempre.

 

 

 

 

 

 

                                                                    

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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QUEL GIORNO https://www.marcobaliani.it/quel-giorno/ https://www.marcobaliani.it/quel-giorno/#respond Fri, 13 Oct 2023 06:19:26 +0000 https://www.marcobaliani.it/corso-per-attori-fare-teatro-2/ Memorie del 16 ottobre 1943

 

testo e regia Marco Baliani

drammaturgia Maria Maglietta

Con  Lino Guanciale e Sandra Toffolatti

produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale 

 

DEBUTTO

16 ottobre 2023 / ore 21 / Teatro Argentina (Roma)

ingresso libero fino ad esaurimento posti

Lo spettacolo sarà trasmesso in diretta anche su RaiRadio3 – Ascolta il promo

REPLICHE

Lo spettacolo sarà poi ripreso al Teatro India dal 25 al 29 ottobre 2023, con gli attori Sandra Toffolatti e Francesco Villano (recite alle 20, la domenica alle 18) 

 

La lotta dell’uomo contro il potere è la lotta della memoria contro l’oblio
Milan Kundera
Le memorie di quella giornata terribile del nostro passato prossimo sono quasi indicibili, come sempre accade quando la sottile superficie del vivere si incrina facendoci precipitare in un abisso, sottraendoci il pensiero, annichilendo il raziocinio. Ma con ogni mezzo occorre sempre cercare di nominare l’innominabile per non perderlo nella facile revisione del passato, nella negazione dei fatti accaduti, nella rimozione delle azioni perpetrate.

All’alba di quel 16 ottobre di ottant’anni fa il terribile si manifesta nel Ghetto Ebraico di Roma, sorprendendo gli animi, rompendo la straordinaria quotidianità di una vita regolata, pur in quei difficili tempi di guerra, da un intreccio di affetti, di convivialità, di pratiche religiose.

In un tessuto umano così ricco di tradizioni, l’orrore si manifesta come qualcosa di smisurato, che sopravanza ogni possibile tentativo di darsi una spiegazione. L’odio contro la diversità di un popolo prende la forma del sequestro della dignità, della riduzione degli esseri umani a “cose”, al di fuori per sempre da qualsiasi senso di umanità.

Viene chiamato quel giorno “rastrellamento” ma non sono foglie secche di un giardino ad essere rastrellate ma corpi e anime di esseri viventi che fino al giorno prima ancora erano convinti, pur in mezzo a timori e angosce, di appartenere al grande consesso dell’umanità. Fino a quel giorno ancora parlavano, discutevano, i bambini giocavano, insomma vivevano.

La giornata del 16 ottobre 1943 è composta di racconti, di cronache, di giornalismo intelligente, c’è un’oggettività dei fatti, quelli che Giacomo Debenedetti riesce a farci toccare con la sua splendida prosa.  Ma il giorno prima del 16 ottobre è invece racchiuso nell’interiorità degli animi, nelle case, nei timori o nelle speranze, nella invisibile profondità dei cuori, nella minuta conduzione dell’esistenza

Attraverso la forza del teatro vorrei trovare le voci di alcuni personaggi che agiscono nelle ore dei giorni precedenti la retata, fino a quell’alba fatidica quando le squadre naziste irrompono nelle case. Ricordando la lezione di Italo Calvino quando diceva che solo raccontando le piccole storie si può riuscire a illuminare di luce nuova la Storia grande vorrei dare la parola teatrale a un bambino di nove anni, una ragazzina alle soglie dell’adolescenza, un giovane uomo, una giovane donna, un marito e una moglie.

In scena ci sono due attori, una donna e un uomo, capaci di avere dentro di loro questa moltitudine di voci, voci che escono con l’urgenza di chi non riesce a tenere nell’anima tanta materia di memoria. Le voci si alternano tra loro, cambiano di ritmo, di timbro, di volume, di intensità, ogni volta identificandosi profondamente col personaggio a cui la voce appartiene. A volte monologano, a volte narrano, a volte dialogano.
Ogni personaggio è supportato da una scrittura diversa per andamento e drammaturgia, e la sua breve storia di vita si dipana ogni volta grazie ad una diversa interpretazione. La musica lega una all’altra le voci dei personaggi, o le separa isolandole, o ancora si dispiega in passaggi più ampi.
Immagino un teatro essenziale, asciutto, potente nelle parole e nella capacità attorale di interpretarle, al servizio della francescana potenza del dire. Marco Baliani

 

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L’iniziativa è realizzata nell’ambito del programma commemorativo dell’80esimo anniversario del rastrellamento degli ebrei da Roma del 16 ottobre 1943 promosso da Roma Capitale con il contributo del Ministero dell’Interno in collaborazione con la Comunità Ebraica di Roma e la Fondazione Museo della Shoah.

 

 


 

 

 

                                                                    

 

 

 

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