Ci sono periferie dove nulla accade se non il ripetersi di vite incastrate in feroci abitudini. Periferie che appena nate già bramano di fondersi all’onnivora città che veloce sopraggiunge. Altre periferie nascono con la vocazione del borgo paesano, in sé subito si rinchiudono e languono con gli occhi rivolti al passato.
Ma ci sono invece periferie magmatiche, ove ribollono forme non definite, qui l’ibrido e il metamorfico ancora pulsano e generano sostanze non incasellabili nella norma dei nomi e delle definizioni.
Qui, in queste terre del Possibile, dove la campagna si disfa in detrito e la città si gonfia in gobbe terrose, Natura e Artificiale incessantemente combattono senza esito alcuno, una battaglia di sopraffazione, assomigliando il loro scontrarsi alla passione amorosa, alla ricerca di una fusione impossibile.
Case spuntano dal fango e generano asfalto che subito erba antica come mangrovie giunglari ricopre di primitive patine, muri lampioni strade auto antenne si intarsiano, sfumano, perdono sostanze o ne acquistano avvinghiandosi a campi terre acque piante rocce.
In questi posti, a un certo punto del giorno, quando Tempi di epoche diverse prendono anch’essi a confondersi, se si riesce a passare con i sensi disposti all’ascolto, accadono speciali incontri con esseri mutanti che vivono nelle pieghe di quelle geografie incerte. Esseri che pur brillando di una lucentezza sfolgorante appaiono ai più del tutto invisibili.
Nello sputo di terra che va da Torvaianica alle prime colline di Acilia, più volte perdendomi nello spazio, nel tempo e nello spirito, ho avuto gli incontri che cerco di narrare in queste pagine di viaggio.
Sapendo altresì che le più mirabili cose sempre sono indicibili. Marco Baliani