IL COSIDDETTO PASSAPORTO NANSEN

 

Marco Baliani

racconta

con Paolo Di Paolo, Igiaba Scego e Dario Pontuale 

IL COSIDDETTO PASSAPORTO NANSEN. Da Chagall a Nabokov, una storia di frontiere, di rifugiati, di apolidi

In occasione del lancio della nuova rivista Passaporto Nansen un grande attore e regista si interroga sul tema dei confini a partire dalla curiosa vicenda di uno speciale documento di viaggio che, tra gli anni ‘20 e ‘40 del Novecento, permise l’emigrazione a migliaia di apolidi e rifugiati.


Presentano la rivista Massimiliano Timpano e Angelo Deiana.
Intervengono:
Simona Zecchi, Graziella Pulce, Michela Monferrini, Simone Nebbia, Andrea Comincini, Enzo Di Brango, Angelo Fàvaro, Carlo Vignapiano 

letture di Francesca Gatto

Verde “acquamarina”. Così Vladimir Nabokov definiva il colore del passaporto Nansen, da lui citato in quasi tutte le sue opere, da Pnin a Parla, ricordo, da Disperazione (dove un personaggio lo definisce “non un serio passaporto tedesco…”) a certi racconti, sino ad arrivare a Lolita, a una frase la cui ironia dice qualcosa di più: «Aveva un passaporto Nansen, o meglio nonsense».
Lui, Fridtjof Nansen, norvegese, padre di questo documento nato per proteggere gli apolidi e i rifugiati, si era mosso in libertà per il mondo: scienziato, addirittura esploratore, aveva attraversato – primo nella storia – la Groenlandia con gli sci ai piedi. Da questa incredibile storia del “cosiddetto Passaporto Nansen”, Marco Baliani – in dialogo con Igiaba Scego e Paolo Di Paolo – racconterà il nostro tempo di confini, frontiere, passaporti. Interrogandosi e interrogandoci sul futuro di muri che non smettiamo di costruire.
L’occasione è la nascita di una rivista letteraria che ha scelto proprio il nome Passaporto Nansen. I direttori e collaboratori, da Dario Pontuale a Andrea Comincini, da Simona Zecchi a Graziella Pulce, la presenteranno al pubblico, affrontando anche il tema di una sezione che muove da un interrogativo di Pier Paolo Pasolini: “Che cos’è un vuoto letterario?”.

ingresso libero